Continua a tenere banco il dossier sulla grazia concessa a Nicole Minetti. La Procura generale di Milano ha avviato accertamenti all’estero, in particolare tra Uruguay e Spagna, per verificare la solidità degli elementi alla base dell’atto di clemenza e l’eventuale esistenza di procedimenti penali a carico dell’ex consigliera lombarda.
Tra i punti centrali c’è la sentenza di adozione del figlio di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, pronunciata in Uruguay e ora oggetto di acquisizione e verifica. Proprio la situazione familiare e le condizioni di salute del minore avevano contribuito al parere favorevole espresso nei mesi scorsi. Tuttavia, alcune incongruenze nella documentazione sanitaria hanno aperto nuovi interrogativi: strutture italiane citate negli atti, tra cui ospedali di Padova e il San Raffaele, non avrebbero riscontri nei propri database. I legali della coppia avrebbero spiegato che le valutazioni mediche sono state richieste a professionisti privati, fuori dai percorsi ufficiali. Resta confermato che il bambino è stato operato negli Stati Uniti e necessita di cure costanti.
Il ruolo di Nordio e le nuove indagini
Le verifiche, sollecitate dal ministero della Giustizia dopo un supplemento d’indagine legato a rivelazioni giornalistiche, potrebbero incidere direttamente sull’esito del procedimento. La Procura generale si è infatti detta pronta “a cambiare parere” sulla grazia qualora emergessero elementi incompatibili con la ricostruzione finora accolta.
Il ministro Carlo Nordio ha difeso l’operato del dicastero, sostenendo che tutte le procedure siano state rispettate “al 101%” e respingendo le indiscrezioni su presunti rapporti personali con Cipriani, incluso un soggiorno nel suo ranch in Uruguay. “Non esiste al mondo”, ha dichiarato, ventilando anche azioni legali contro quelle che definisce ricostruzioni lesive.
Nel frattempo, dal Paese sudamericano emergono nuovi elementi sotto esame. Secondo fonti locali, l’adozione sarebbe stata considerata “altamente irregolare” all’interno dell’Inau, l’ente che gestisce le adozioni. Si parla anche di presunti legami tra la coppia e l’organizzazione, comprese donazioni e frequentazioni del ranch di Cipriani da parte di minori seguiti dall’ente. Circostanze che restano tutte da verificare.
L’intervento del Quirinale, che ha chiesto di approfondire i presupposti alla base della grazia, ha dato impulso a una nuova fase di indagini. La Procura generale ha delegato accertamenti anche tramite canali internazionali, inclusa l’Interpol, per raccogliere informazioni su Minetti, sul suo entourage e sulle modalità dell’adozione. Tra i profili esaminati anche eventuali procedimenti penali all’estero, che potrebbero mettere in discussione il percorso di “rieducazione” su cui si fonda l’atto di clemenza.
Sul piano politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni martedì ha difeso il ministro Nordio, affermando di fidarsi del suo operato ed escludendo al momento l’ipotesi di dimissioni. Ha però lasciato intendere che eventuali criticità potrebbero riguardare la fase istruttoria, non direttamente il ministero, sottolineando che il fascicolo disponibile al momento della decisione conteneva elementi ritenuti sufficienti. Una lettura condivisa anche dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha richiamato il riferimento, negli atti, a una “presa di distanza dal passato” e alla costruzione di un nuovo nucleo familiare.

